Juve, Aluko shock: “A Torino come Pablo Escobar!”

Ancora problemi con le giocatrici straniere in casa Juventus. Dopo le dichiarazioni della svedese Petronella Ekroth che paragonava l’ambiente bianconero a una prigione, ora è l’inglese Aluko a parlare, al The Guardian, giornale per cui scrive. L’ormai ex punta bianconera giocherà la sua ultima partita contro la Fiorentina e lascerà l’Italia dopo un anno e mezzo. Nell’intervista parla della sua esperienza italiana, dove calcisticamente non ha nulla da recriminare a compagne, tifosi e società, ma dichiara che l’esperienza fuori dal campo non è stata proprio esaltante. 

“Quando sono arrivata nel 2018, ero attratta da una grande società e da un progetto importante dentro e fuori dal campo dove potevo essere protagonista. Sul campo abbiamo raggiunto grandi traguardi: un campionato, una coppa nazionale e una Supercoppa. Fuori dal campo posso invece dire che le cose non sono andate così bene. (…) In una squadra costruita attorno a nove calciatrici della nazionale italiana mi sono inserita bene e non credo fosse facile. (…) Mi piacciono eventi, musei, negozi e la varietà che si trova a Torino non è abbastanza come piace a me. Alcune volte Torino sembra un paio di decenni indietro rispetto all’apertura verso diversi altri tipi di persone. Mi sono stufata di entrare nei negozi e avere la sensazione che il titolare si aspettasse che rubassi qualcosa da un momento all’altro. Ti può succedere tante volte di arrivare all’aeroporto di Torino ed essere trattata come Pablo Escobar per via dei cani anti-droga attorno a te. Non ho mai avuto problemi di razzismo dai tifosi della Juve né di altre squadre in campionato.” 

Conclude dando un caloroso consiglio alla dirigenza juventina : “Se la Juve vuole continuare ad attrarre le migliori calciatrici in Italia, deve fare più attenzione a far sentire a casa le giocatrici straniere e farle sentire importanti per il progetto a medio-lungo termine. Anche se la squadra gioca bene, se fuori dal campo non va bene sarà solamente questione di tempo prima che chiunque decida di tornare a casa”.

Di Luca Bendoni

Ph Credits: GettyImages

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