ESCLUSIVA ICF – Ravenna, Barbaresi: “Ravenna ambiente fantastico”

GRAZIE ALLA COLLABORAZIONE CON L’AGENZIA FTA CONSULTING DI GRIPPO E MAROTTA, NASCE LA RUBRICA ICF SERIE B, CON L’OBIETTIVO DI RACCONTARE L’AMBIENTE SERIE B FEMMINILE. COME FARLO? INTERVISTEREMO UNA GIOCATRICE PER OGNUNA DELLE 12 SQUADRE DEL CAMPIONATO. OGGI ABBIAMO IL RAVENNA, RAPPRESENTATA DA FRANCESCA BARBARESI.

In esclusiva ICF, per la rubrica ICFSerieB, abbiamo avuto il piacere di intervistare Francesca Barbaresi, centrocampista italiana del Ravenna, assistita da FTA Consulting. Nata a Pesaro nel ’99, dopo un inizio di carriera nella città natale, si sposta nel 2014 nella vicina Romagna, al San Zaccaria. Il San Zaccaria diventa la sua casa, anche dopo il cambio di nome in Ravenna Women, con cui sta cercando di conquistare la promozione in Serie A. (parte prima)

INTERVISTA

Se uno sconosciuto ti chiedesse chi è Francesca Barbaresi, tu cosa gli risponderesti?

Gli direi che è una ragazza che ama il pallone fin da quando aveva 6 anni e che ha sempre voluto, e cercato, di arrivare dove ha sempre sognato. È anche una ragazza molto timida, insicura su molti aspetti, soprattutto il calcio, ma anche una persona sensibile, affettuosa e di cui ti potrai sempre fidare.

Cosa significa per te essere calciatrice?

Essere calciatrice per me significa mettersi sempre in gioco, non avere mai paura di nessuno, ma avere rispetto di tutti.

Come vedi l’ambiente Ravenna, tu che lo vivi da molti anni?

L’ambiente è sempre stato fantastico, sia quando era San Zaccaria sia ora che è diventato Ravenna. È un ambiente che ti fa sentire a casa e che ti mette subito a tuo agio.

Qual è il tuo più bel ricordo da calciatrice?

Il mio più bel ricordo con il San Zaccaria è stato ai play out in serie A, dove ho fatto il mio primo goal contro il Como. Mentre con il Ravenna è stato un anno fa, quando, contro l’Inter, ho segnato il momentaneo pareggio. Ma la cosa piu bella non era il goal in sè per sè, è stato l’abbraccio di tutte le mie compagne quando la palla ha attraversato la linea di porta.

di Niccolò Altobrando (parte prima)

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