ESCLUSIVA ICF – Riozzese, Galbiati: “La fascia un onore. L’America mi ha migliorata”

NASCE LA RUBRICA ICF SERIE B, CON L’OBIETTIVO DI RACCONTARE L’AMBIENTE SERIE B FEMMINILE. COME FARLO? INTERVISTEREMO UNA GIOCATRICE PER OGNUNA DELLE 12 SQUADRE DEL CAMPIONATO. OGGI A RACCONTARSI E’ ELISA GALBIATI, DIFENSORE E CAPITANO DELLA RIOZZESE.

In esclusiva ICF, per la nuova rubrica ICFSerieB, abbiamo avuto il piacere di intervistare Elisa Galbiati. Nel suo Palmares una Coppa Italia Serie C con la Riozzese nella stagione 2018-2019. Dopo il ripescaggio in serie B, la Riozzese ora si trova a metà classifica. Una buona stagione sotto la guida del capitano autore di due centri in quest’annata. Con Elisa abbiamo parlato dei suoi inizi, di esperienze passate, della stagione in corso e dei suoi sogni tra presente e futuro. (parte seconda)

l’intervista

Cosa ti ha lasciato l’esperienza fatta negli Usa ai Golden Knights?

È stata un’esperienza stupenda che raccomando a tutte le ragazze che hanno voglia e/o possibilità. Ho imparato ad adattarmi a un nuovo modo di giocare e a migliorarmi a livello fisico per dare il massimo sul campo. Ho capito che se si vuole raggiungere un obiettivo si può fare: basta crederci e perseverare anche se il risultato non arriva subito.

Hai qualche sogno nel cassetto? Ti auguri un giorno di indossare la maglia della nazionale maggiore?

Se una ragazza che gioca a calcio non avesse come sogno quello di indossare la maglia della nazionale maggiore, allora non sta puntando abbastanza in alto. Auguro a tutte, soprattutto alle ragazze più giovani, di crederci sempre.

Che sensazione provi ogni volta che indossi la fascia di capitano?

Per me è sempre un onore indossare la fascia: non c’è niente di scontato nel farlo. Il mio primo pensiero è supportare e aiutare, per quanto possibile, le mie compagne di squadra.

Da difensore cosa ti esalta e qual è l’avversario più forte che hai affrontato finora?

Mi esalta fare chiusure decisive davanti alla porta e staccare di testa per colpire la palla prima dell’avversaria. La giocatrice più forte che ho affrontato e che mi è rimasta impressa è stata Patrizia Panico che ho avuto modo di incontrare sul campo, quando ancora ero all’inizio della mia carriera in serie A.

Per chiudere: quanto ti manca ora il calcio e come stai trascorrendo la quarantena?

Il calcio mi manca molto. Mi manca potermi sfogare con un pallone tra i piedi e passare del tempo con le mie compagne; ma soprattutto mi manca l’adrenalina e la concentrazione che sale prima di una partita. Al momento sono in modalità Smart working e passo la maggior parte della mia giornata lavorando. Oltre a questo mi alleno in casa o in giardino, leggo, guardo Netflix e cucino. Non torneremo a svolgere subito le normali attività di sempre ma sono sicura che anche quelle poche che alla ripresa ci permetteranno di fare saranno bellissime.

di Emanuele Landi

Foto: Chievo Fortitudo Mozzecane

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