ICF AMARCORD – Valeria Rocchi e quella partita tra compagne di classe da cui tutto iniziò

Siamo negli anni ’60 e la protagonista dello strano aneddoto che andremo a raccontare oggi si chiama Valeria Rocchi.

Da ragazza, Valeria gioca a calcio con entusiasmo e con buoni risultati, ma resta presto delusa dalle scarsissime aspettative che l’ala femminile di questo sport – all’epoca in fase embrionale – può dare a donne come lei. Il suo impegno, quindi, lasciato il campo, si incanala verso un unico obiettivo: far conoscere e amare il calcio femminile.

Il momento di svolta arriva nel 1965, quando la Rocchi, motivata più che mai a dare visibilità allo sport che tanto ama, improvvisa una partita di calcio vera e propria – cosa non scontata, per giocatrici di quegli anni – tra due squadre complete. A darle l’assist necessario per questa piccola impresa è Angelo Moratti, presidente dell’Internazionale, forse influenzato anche da Herrera e dalle sue dichiarazioni molto positive riguardo l’incentivare il calcio femminile.

Il terreno di gioco è l’Arena di Milano, il torneo prescelto è il quarto Torneo InterClub-PepsiCola e le due squadre pronte a sfidarsi sono il Bologna e l’Inter. Di fatto le giocatrici, ventidue contate in totale, sono tutte quante ragazze milanesi di età compresa tra i quattordici e i diciassette anni, e, cosa ancor più particolare, si tratta di amiche e compagne di classe di Patrizia Rocchi, figlia di Valeria e a sua volta calciatrice.

La situazione, però, è ancor più tragicomica perché, oltre a essere tutte milanesi e amiche tra loro, le giocatrici, sia da una parte, sia dall’altra, sono state allenate proprio dalla Rocchi che, come se non bastasse, fa anche da arbitro – imparzialissimo – alla partita. Vince il Bologna, ma alla fine la vittoria resta milanese in tutti i sensi.

Il pubblico è abbastanza numeroso e la stampa presente è entusiasta, seppur i toni usati per elogiare il gioco oggi striderebbero non poco. Una frase per tutte, sui quotidiani del giorno dopo, recitava: ‘c’era una biondina che faceva degli slalom come Mazzola’. Insomma, l’intenzione di lodare l’abilità della calciatrice forse c’era, ma i modi e i toni erano abbastanza sconcertanti.

L’esperimento, comunque, è piaciuto e anche la sua ideatrice ne è rimasta soddisfatta. Si decide, quindi, di replicare. Nel settembre dello stesso anno si tiene una partita di ritorno. Il match rispetta tutti i crismi e questa volta si respira anche un’aria di maggior ufficialità. Anche le notizie che riguardano l’incontro hanno toni più seri, meno da rotocalco, e si arriva anche a riportare con esattezza alcuni dei nomi delle protagoniste. Davanti a più di mille spettatori, l’Inter strappa la rivincita al Bologna grazie ai goal di Maurizia Ciceri e Babette Pagnozzi.

Già prima di questa partita di ritorno, all’InterClub di Moratti erano arrivate oltre tremila lettere, da tutta Italia, per chiedere il patrocinio per la creazione di nuove squadre femminili e di campionati regolari, e, come risposta, si decise di far nascere il Centro Coordinamento Calcio Femminile in via San Calocero 3 a Milano.

A fare eco a tutto questo trambusto è Alba Campominosi Mignone, che fa pubblicare sulla rivista Amica un annuncio per cercare ragazze intenzionate a giocare a calcio. Le risposte sono così tante ed entusiaste che Alba riesce a fondare, in brevissimo tempo, il Genova.

Da qui in poi, a scatti e con frenate brusche e riprese altrettanto sorprendenti, il mondo del calcio femminile sembra mettersi davvero in moto. Quella partita, nata quasi per caso, tra amiche e compagne di classe e una donna che faceva da allenatrice per ambo le squadre e anche da arbitro, aveva innescato un meccanismo che ancora oggi non si è fermato.

E quindi Valeria Rocchi, spesso dimenticata nella Storia del calcio femminile, malgrado poi anche la sua presidenza dell’Abano Terme – in cui militava anche la figlia – andrebbe ringraziata più spesso, perché è stata una dei primi e importantissimi pioli della scala che il Movimento sta salendo ancora oggi.

di Rebecca Valverde

Fonte foto: eBay

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