ESCLUSIVA ICF – Cittadella, Pinna: “Ammiro rapinoe. Credo nel progetto granata”. (2)

Cresciuta nella Torres dei miracoli, Romina Pinna è un attaccante del Cittadella. “Cobra d’aria di rigore”, così l’ha definita il suo agente Alfredo Troisi ai nostri microfoni, qualche tempo fa. Classe 1993, fa della finalizzazione la sua arma vincente. Può contare su una grande esperienza, nonostante i soli 26 anni: è stata tra le poche italiane a giocare in Inghilterra, con il West Ham. Si è raccontata in esclusiva ICF: dagli inizi, all’ambiente-Cittadella, passando per le vittorie in Sardegna e l’esperienza infelice all’Orobica. (parte seconda ed ultima)

l’intervista

Per rilanciarti dopo l’esperienza all’Orobica hai scelto il Cittadella: perché?

Il Cittadella mi ha voluto tanto; mi hanno esposto un bel progetto. Non sono andata tra le granata per finire la stagione: ho, sin da subito, creduto in un progetto ambizioso, in prospettiva. Putroppo con questa brutta situazione ho giocato pochissimo. L’obiettivo, da quando sono qui, è sempre stato aiutare la squadra a fare bene.

Come ti ha accolto l’ambiente?

Sono stata accolta benissimo, sia dalla dirigenza sia da staff e compagne. Ho avuto un impatto molto positivo con l’ambiente e ne sono contenta. E’ stata una boccata d’aria dopo i mesi difficili a Bergamo. Qui mi sono sentita voluta davvero.

Parlando di questo brutto momento: come ti alleni? Come curi la tua alimentazione?

Come ormai tutte le squadre, anche il Cittadella fornisce un programma alle atlete: ogni giorno seguo le indicazioni del preparatore e curo la mia alimentazione, alternando proteine e carboidrati e mangiando molte verdure. Mi manca molto il calcio, ma c’è sempre la speranza di finire la stagione: non restano da giocare molte partite, secondo me in un mese intenso potremmo anche finire il campionato. Però va messa la salute al primo piano. Il pensiero è sempre stato al calcio, da quando avevo 3 anni. Comunque, se non si dovesse riprendere sarà un incentivo per allenarmi ancora.

Hai un idolo d’infanzia e un atleta a cui ti ispiri ora?

Calcisticamente, essendo juventina, mi sono sempre piaciuti Del Piero e Trezeguet. Attualmente nel femminile ammiro Rapinoe: è un’icona, dentro e fuori dal campo; sta facendo moltissimo. Grazie a lei si parla molto di più di questo movimento nella maniera giusta.

Qual è il gol più bello o significativo della tua carriera?

Ce ne sono un po’, però direi quello contro il Brescia, quando giocavo alla Pink bari. Ho recuperato una palla sporca a metà campo; mi sono trovata davanti a Gama, Alborghetti e d’Adda. Ne ho scartata una e, appena ho visto la porta, anziché continuare a dribblare ho tirato e… ho segnato da 25-30 metri! In porta c’era Ceasar… erano gli anni del Brescia. E noi non eravamo un top club, anzi, lottavamo per salvarci.

Qual è il tuo ricordo più bello su un campo da calcio?

Ti direi due partite di Champions con la maglia della Torres: l’esordio contro Arsenal in casa e il primo gol nella competizione, al primo turno, contro una squadra rumena. Emozioni incredibili.

di Luca Bendoni (parte seconda ed ultima)

Photo credit: Lady Granata Cittadella

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