Juventus, Rosucci: “La mia amicizia con Bonansea, tra aneddoti e soprannomi”

La centrocampista della Juventus Martina Rosucci ha tenuto una diretta Instagram con la compagna di squadra Barbara Bonansea, ecco riportati alcuni passaggi.

Allenamento: Ho fatto un accordo con i miei vicini, loro mi lasciano correre rovinando il giardino e io in cambio metto la musica ogni sera alle 6, anche se non canto più. In questa quarantena mi alleno tanto, ho la fortuna di avere mio fratello, mi fa allenare un pochino e nel nostro spazio di terra abbiamo organizzato un calcio tennis.

Aneddoto: Una delle fobie di Barbara sono i piccioni, in realtà i volatili. Quando siamo in strada e c’è un gruppo di piccioni impazzisce. Una volta ho provato a farle uno scherzo: le ho messo una gallina finta nella borsa, ma mi ha sgamato in due secondi

Soprannome: Io Barbara la chiamo Sbibbi che deriva da Sbabbu che le ha dato Michela Franco ai tempi del Torino, eravamo giovani, avevamo 18 anni. Poi la chiamo piuma perchè ha un significato. Quando Barbara segna la prendo sempre in braccio e la alzo con un braccio solo, perchè è leggera come una piuma.

Amicizia con Barbara: Il pregio di Barbara è la sua particolarità, se dicessi unica e speciale sarei riduttiva. Lei riesce sempre a trovare un pensiero diverso sulle cose. Per me è una persona che anche in silenzio riesce a star vicino, è una presenza molto forte senza far rumore. Come difetto direi che è molto impulsiva, anche se è una cosa che mi fa molto ridere, a volte non riesce a fermarsi e parla oppure fa le sue facce. Quando eravamo piccole e giocavamo a “La Manga” Barbara era molto giovane. Il nostro allenatore era Corradini e quando diceva qualcosa con cui Barbara non concordava lei non si tratteneva e sbuffafa o si lamentava, eravamo sempre lì a pregare che non rispondesse.

Goal più bello: Ci sono gol belli e gol importanti. Come bellezza sicuramente quello fatto contro la Roma quest’anno, era davvero bello. Uno dei gol più importanti che ho fatto era di testa, io che non segno mai di testa. Era lo spareggio valido per il primo Scudetto con il Brescia.

La chiamata bianconera: Quando la Juve ci ha chiamato eravamo spiazzate. Non pensavamo ci chiamassero e invece ci ha chiamate Rita, era il sogno di ogni bambina indossare la maglia della Juve. Penso che siamo state indecise per un secondo. Lasciare Brescia è stato difficile, penso però che fosse un po’ finito il nostro ciclo.

Adrenalina : Io personalmente vivo più adrenalina che tensione, più sono tesa e meglio è. Significa che sento la partita. Ho la fortuna di giocare con delle amiche oltre che con delle compagne quindi posso parlare con loro ovviamente rispettando i loro spazi che ormai conosco

Di Pietro Fedon

Photo credit: Giuseppe Bellini/Getty Images

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