ESCLUSIVA ICF – Florentia, Schroffenegger: “La mia storia, tra Italia e Germania. Futuro? Mi vedo nel calcio”

Classe 1991, Katja Schroffenegger si sta dimostrando uno dei portieri più validi del nostro campionato. Assistita da Studio Assist, dopo numerose stagioni di alti e bassi, si è riscattata lo scorso anno con la maglia dell’Inter, e quest’anno sta collezionando ottime prestazioni con la Florentia San Gimignano. Ottime prestazioni che le sono valse la chiamata azzurra per l’Algarve Cup, che lei ha dimostrato di meritare appieno, parando un rigore e fornendo solidità nella gara contro la Nuova Zelanda. Abbiamo parlato di questo e di molto altro, ripercorrendo la sua storia in questa intervista esclusiva.

L’INTERVISTA

Vedendo i tuoi profili social, siamo rimasti colpiti dalla tua casa immersa nel verde della campagna. Abbiamo immaginato come possa essere vivere sperduti nel verde: che rapporto hai con Cornedo?

Sono cresciuta a Cornedo che è un piccolo paese sui monti, ma comunque vicino alla città di Bolzano. Qui non ci sono negozi, bar, semafori, ma tanta natura. Si sta davvero bene!

Nella tua vita da sportiva, hai avuto la fortuna di poter essere al Bayern Monaco, quando Neuer stava ridisegnando gli standard dei numeri 1. Tu che eri lì, quello di Neuer è stato un caso isolato, oppure è proprio la scuola tedesca che investe su certi concetti?

Innanzitutto c’è da dire che la scuola portieri tedesca ha dei concetti diversi da quella italiana. Nessuna delle due è „la giusta“. Io ho cercato di tirare fuori le cose che mi sembravano utili. La Germania ha degli ottimi portieri, sto pensando a Neuer, Ter Stegen, ma nello stesso tempo noi non siamo a meno, con Donnarumma, Meret, Gollini, Cragno. Possiamo stare più che tranquilli.

Che differenze hai trovato nelle metodologie di lavoro tra Italia e Germania?

Sono due paesi diversi, lo si vede anche nella cultura. Il lavoro settimanale è simile, c’è il giorno di forza, la rifinitura, ecc. In Germania si fa più parte alta in palestra. Si notano più le differenze nei singoli esercizi.

Grazie ad un’ottima stagione hai riconquistato la maglia azzurra: come affronti la vigilia delle gare e le partite in Nazionale?

Affronto ogni partita nello stesso modo. Poi mi pongo sempre dei piccoli obiettivi, che sia in Nazionale o con il club: primi su tutti i clean sheet, sono il target che voglio sempre raggiungere, e che credo tutti i portieri mettano al primo posto.

Nella partita con la Nuova Zelanda, poi, sei stata protagonista di un rigore parato. Sei solita affrontare un lavoro specifico di studio sulle possibili tiratrici di rigori?

In nazionale ci fanno vedere i video dei rigori delle tiratrici avversarie, il giorno prima della partita; in squadra mi sto segnando, appena vedo un rigore di qualsiasi giocatrice di Serie A, se la rigorista segna e dove calcia. Ma quel che conta, poi, quando sei in campo, è l‘istinto.

A proposito di particolari, qual è la prima cosa che noti in un portiere? Ed in una giocatrice di movimento?

Diciamo che mi piace vedere portieri che sono bravi nella difesa dello spazio. Sto cercando di rubare qualcosina per inserirlo nel mio gioco. Nelle giocatrici di movimento mi piacciono i passaggi filtranti e gli stop orientati.

Club come la Florentia vengono penalizzati dall’assenza di una seconda coppa europea, oltre la Champions, simile all’Europa League: non sarebbe l’ora di crearla?

Potrebbe essere un‘idea interessante. Ci vogliono società solide e di livello per poterlo fare.

Avendo avuto esperienze internazionali, avrai senza dubbio affrontato attaccanti di livello eccelso: quali sono le centravanti che ti hanno messo più in difficoltà?

Vivianne Miedema, centravanti olandese dell‘Arsenal, è bravissima: ha un fiuto del gol che raramente si trova; ricordo volentieri quando giocavamo insieme al Bayern. Del nostro campionato mi piace molto Ilaria Mauro.

Abbiamo visto che hai un’esperienza come insegnante (di ripetizioni) di tedesco: per il tuo futuro, sogni di proseguire nel mondo del calcio, o percorrere la strada dell’insegnamento?

Per quasi 10 anni ho lavorato o studiato oltre giocare a calcio. L‘anno scorso ho deciso di dedicarmi solamente al calcio. Sto dando ancora qualche lezione, ma nel futuro mi vedo decisamente nel calcio.

di Luca Bendoni e Matteo Cassina

Photo: Florentia San Gimignano

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