ESCLUSIVA ICF – Neboli: “Le atlete in Italia devono poter concentrarsi solo sullo sport!”

La sua è una storia è una di quelle che merita di essere approfondita e soprattutto raccontata, perché riuscire ad affermarsi fuori dai propri confini geografici non è da tutti. Laura Neboli, nata a Gavardo il 14 marzo del 1988, si racconta in esclusiva IlCalcioFemminile. Impossibile non rimanere affascinati di come ci descrive la sua Duisburg. Ci parla poi della sua esperienza tedesca, tra un racconto di come all’inizio sia dura per tutti quelli che vanno fuori senza essere in grado di comunicare proficuamente nella lingua locale ed un pensiero su come vorrebbe giocassero le sue ragazze nella sua prossima esperienza con 1.FFC Recklinghausen.

L’intervista è disponibile sia in Italiano che in Inglese.
This interview is avalaible in English aswell. Enjoy!

L’INTERVISTA

Prima di accettare l’incarico del FFC Recklinghausen, sei anche stata allenatrice della squadra under 13 del MSV Duisburg. Qui in Italia, specialmente in alcune realtà provinciali, c’è molta interferenza da parte dei genitori sul lavoro dell’istruttore. Spesso alcuni genitori non riconoscono la figura dell’istruttore, e finiscono per creare problemi al piccolo atleta. C’è questo problema anche in Germania? Che tipo di rapporto ha il genitore con l’istruttore? C’è il rispetto dei ruoli?

Purtroppo questi problemi ci sono anche in Germania. I genitori si intromettono e sono un fattore di disturbo per tutta la squadra. I bambini sono sotto pressione, vengono influenzati e non sono tranquilli e sereni. Lo sport deve essere un momento di divertimento e gioco per i bambini. Io sono felice di aver avuto genitori che mi hanno sempre sostenuto, che mi hanno sempre dato un giudizio oggettivo e che non hanno mai messo in discussione le scelte dei miei allenatori.

Dopo una stagione trionfale con la squadra riserve del SGS Essen, nella prossima stagione avrai l’opportunità di misurarti come allenatrice di una prima squadra. Cosa ti colpisce a primo impatto di un’atleta?

La mentalità di un’atleta è importantissima, fa la differenza. In tanti anni di calcio ho visto tantissime giocatrici con molto talento, che non hanno raggiunto nulla e tante altre con meno talento, ma consapevoli delle loro capacità che con molto lavoro, tenacia e determinazione sono diventate delle giocatrici importanti a livello europeo.

Affidare il proprio successo nei piedi di qualcun altro, è croce e delizia. La soddisfazione nel vedere le proprie idee realizzate fa sempre i conti con l’altra faccia della medaglia del fare l head coach, ovvero il far dipendere il proprio successo da qualcun altro. Tu che tipo di coach sei? Hai un approccio bottom-up, ovvero modelli le idee di gioco in base al materiale che hai, oppure hai un approccio top-down imponendo il tuo modello di gioco alle calciatrici?

Nell’under 20 del SGS Essen ogni anno la metà della squadra cambiava, perché volevamo puntare sulle ragazze giovani che provenivano dalla nostra under 17. Non potendo scegliere le giocatrici e avendo come obiettivo la formazione calcistica delle giovani giocatrici, ho sempre adottato dei sistemi di gioco che mettessero in luce le loro qualità. Ora che ho la possibilità di formare la squadra a mio piacere, cercherò di avere delle giocatrici che possano mettere in pratica le mie idee di gioco. I due sistemi di gioco che mi piacciono molto sono il 4-3-3 e il 3-4-3. Io penso che il modulo di gioco non sia la cosa più importante, quello che conta e’ l approccio alla partita della squadra, la mentalità, la capacità di imporsi e la grinta!

Avere una visione esterna di un fenomeno, porta ad avere un’opinione più oggettiva. Tu che osservi il movimento del calcio femminile Italiano dal di fuori, quali presupposti si devono venire a verificare affinché si possa ridurre il gap con le top nazionali d’europa?

Il professionismo per la Serie A sarebbe importantissimo, per dare la possibilità alle ragazze di concentrarsi solo sullo sport. Per essere un’atleta è decisiva la gestione delle giornata, l’alimentazione, il riposo e il dosaggio dei carichi. Le società maschili dovrebbero avere l’obbligo di una squadra femminile, per far si che le ragazze si possano allenare in strutture professionistiche. Ci sono ancora squadre in italia che giocano e si allenano su campi di calcio inguardabili, che non hanno una palestra per potersi allenare insieme. La grande differenza rispetto ad altre nazioni europee è che lo sport(anche il calcio) viene insegnato nelle scuole senza differenza di sesso. Nelle scuole i bambini hanno la possibilità di provare tantissimi sport. Questa formazione manca purtroppo in italia.

Ultimamente, sempre più donne in Germania hanno assunto la posizione di allenatore in squadre maschili. Penso a Imke Wübbenhorst con il Lotte, o ad Inka Grings con il SV Straelen. In Italia tutto ciò sarebbe impensabile. Un lavoro nel calcio maschile sarebbe anche un’opzione per te ad un certo punto della tua carriera?

Mai dire mai nella vita. Ora sono pronta per iniziare la mia nuova avventura al 1FFC Recklinghausen. Abbiamo un progetto di 4 anni che ci dovrebbe portare nella Bundesliga. Adesso il mio focus è questo, cosa succederà nei prossimi anni si vedrà.

english

Before you accepted the offer of FFC Recklinghausen, you were also the head coach of the under 13 team of the MSV Duisburg. Here in Italy, especially in some provincial realities, there is a lot of interference from parents on the work of the instructor. Often some parents do not recognize the figure of the instructor, and they start creating problems. Do you have the same problem in Germany? What kind of relationship does the parent have with the instructor?

Unfortunately, we have this kind of problems also here in Germany. Parents interference and sometimes they are a disturbing factor for the whole team. Children are under pressure, and if they are influenced they will not be calm and serene. Sport must be a time of fun for children.

After an awesome season with the reserve team of SGS Essen, in the next season you will have the opportunity to measure yourself as a coach of a first team. What it is the first thing you notice in a football player?

The mental approach of an athlete is essential, and it changes the game. In many years of football I have seen many talented players wasting their gift, and many others with less talent but aware of their skills that with a lot of work, tenacity and determination have become important players at a European level.

It’s cross and delight to delegate your own success to someone else skill. The satisfaction in seeing realised your own ideas, comes up against the fact that, as a head coach, your success depends on someone else. What kind of coach are you? Do you have a bottom-up approach, so you model the game ideas based on the material you have, or do you have a top-down approach by imposing your game model on the players?

In the U20 of the SGS Essen every season half team changed, because we wanted to focus on the young girls who came from our U17. Not being able to choose the players and having as target the football training of the young players, I have always adopted games modes that highlighted their peculiar skills. Now that I have the opportunity to create the team as I like, I will try to have players who can put my football ideas into practice. The two game models that I like a lot are 4-3-3 and 3-4-3. I think the tactics is not the most important thing, what matters is the team’s approach to the game, the mentality, the ability to dominate the match and the determination!

Having an external vision of a phenomenon leads to an objective opinion. You are observing our women football from outside, what conditions must be verified to reduce the gap we have with the top national teams in Europe?

Professionalism for Serie A would be essential. Girls should have the chance to focus only on sport. To be an athlete, a girl must be focus on the feeding, the rest and the managing of the loads. Men’s clubs should be forced to have a women’s team, so girls can train in hish standard facilities. There are still teams in Italy that play and train on shameful structures, which do not have a gym to train together. The big difference compared to other European countries is that sport (even football) is teached in schools without gender difference. In schools, children have the opportunity to try many sports. Unfortunately, this formation is missing in Italy.

In Germany, an increasing number of women have taken the head coach role in men’s teams. Imke Wübbenhorst is working with Lotte, and Inka Grings with SV Straelen. In Italy this would be unrealistic. Would a role in men’s football be an option for you at some point in your career?

Never say never in life. Now I’m ready to start this new adventure at 1.FFC Recklinghausen. We have a 4-year project that should take us to the Bundesliga. Now I’m focus on this.

di Matteo Cassina

Photo credits: 24vest.de

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