ANALISI ICF – Milan, l’emozione fa brutti scherzi: da dove ripartire dopo San Siro

Quando si entra ne “La Scala del Calcio” è impossibile non avere un sussulto, un brivido o un’emozione: la prima volta a San Siro, per le ragazze del Milan femminile, deve aver fatto quest’effetto. Questo Milan-Juve verrà ricordato per tanti anni, per essere stato disputato nello stadio più capiente d’Italia e, forse, per la squadra di Maurizio Ganz rappresenterà un gran bel ricordo ma, di certo, anche un’occasione sprecata. La partita non è stata tra le più belle (il calcio femminile ci ha abituato anche a trame di gioco più spettacolari): le squadre si sono, di fatto, annullate ma ad avere la meglio è stata una Juventus (nell’organico ancora più completa) più cinica che entusiasmante.

COME FARE MEGLIO?

Bicchiere mezzo vuoto, quindi, per Valentina Giacinti e compagne: resterà la sensazione unica di aver giocato in quello stadio ─ se pur con soli mille spettatori ─ e, lo stesso, il rimpianto di non aver mostrato le solite qualità tecniche. «Abbiamo commesso tanti errori tecnici ─ lo stesso mister Ganz, a fine partita, ai microfoni di Sky ha sottolineato quest’aspetto ─ sono contento, però, della prova delle mie ragazze anche se bisogna migliorare in certe partite». Il Milan come poteva fare meglio? Cosa non è andato? La gara non positiva è stato frutto di uno sbagliato atteggiamento psicologico, fisico o tattico? Proviamo ad analizzare i novanta minuti del Monday night della quarta giornata deciso dal dischetto da Cristiana Girelli.

ESPERIENZA JUVE

La Juventus non ha fatto faville ma è sembrata, già dal primo minuto, più abituata a reggere la pressione: le bianconere di Rita Guarino hanno già disputato un anno e mezzo fa una gara scudetto (contro la Fiorentina) all’Allianz Stadium e dispongono di tante giocatrici esperte e nel giro della nazionale. Il Milan, invece, ha patito nel primo tempo sotto l’aspetto emotivo sia nel reparto di centrocampo, in grande difficoltà, sia in quello offensivo, poco efficace.

GLI ERRORI, POI IL SECONDO TEMPO

L’errore decisivo di una giocatrice forte come Conc ─ (ingenua a stendere Cernoia, attorniata da tante rossonere, in occasione del rigore) sommata alle varie imperfezioni di Jane, Mauri e Grimshaw ─ ha spianato la strada alla Juve che nel primo tempo ha sostanzialmente controllato la sfida. Lo spirito nella ripresa, specie nell’ultima mezz’ora, è stato diverso: tolta l’ansia, complice anche l’ingresso super di Longo, il Milan ha prodotto tre clamorose opportunità che per imprecisione o sfortuna non hanno causato, a quel punto, il meritato pareggio.

CAMBI TARDIVI?

Il risultato di parità, come nella scorsa stagione, stava per essere agguantato nel finale: ricorderete il 2-2 targato Francesca Vitale al Brianteo e allora la domanda “I tre cambi finali di Ganz non sono Stati tardivi?” sorge spontanea. L’amuleto Vitale, Spinelli e Salvatori Rinaldi hanno avuto pochissimo tempo per incidere (pur costruendo una clamorosa opportunità fallita dalla centravanti). La Juve si stava abbassando e difendendo con ordine e la sensazione era che il Milan potesse segnare solo sfruttando le palle inattive e, quindi, i centimetri inseriti nel finale potevano avere qualche scampolo di gara in più per far male alla Juve.

DUBBI TATTICI

Al netto, forse, di una condizione non ottimale le subentrate nel finale rappresentano un piccolo rimpianto tra i tifosi del Milan. La verità è che Ganz ha pensato anche di cambiare spartito tattico durante la settimana: «Avevo pensato alla difesa a 3, inserendo Vitale, ─ ha spiegato il mister nel dopo partita ─ ma c’era poco tempo per provare i meccanismi». È pur vero che parlare di moduli e numeri non è determinante in una partita ma il 4-3-1-2 (modulo finora efficace ma ancora lontano dalla perfezione) è uno schema difficile da eseguire.

I dubbi, oltre le prestazioni non all’altezza delle centrocampiste, riguardano alcune giocatrici chiave: la recuperata Miriam Longo potrebbe essere la trequartista ideale mentre Grimshaw ha dimostrato di agire meglio come interno. L’assenza di una giocatrice davanti alla difesa come Rask (in una partita fisica) si è fatta sentire. Oltre ad aspettarsi di più dal capitano Giacinti, ci si attende quel quid maggiore anche da Bergamaschi: la classe 1997 non ha fatto male, però, in certe partite per esprimersi al massimo potrebbe essere disposta più avanti per scatenare tutta la sua velocità, arma utilissima contro avversari tosti.

A Maurizio Ganz l’ardua sentenza. L’esame Juve è stato fallito ma l’inizio di stagione resta buono e sarà fondamentale fare punti contro una delle sorprese della stagione (l’Empoli, partita al via tra pochi minuti) sperando di sfruttare lo scontro diretto tra Juventus e Fiorentina.

di Emanuele Landi

Photo credit: J. Moscrop/GettyImages

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