Alia Guagni: “Ora mi sento meglio. Futuro? Voglio tornare a Firenze”

Alia Guagni, ora ferma purtroppo ai box per via del covid che non ha risparmiato neanche lei, ha rilasciato un’interessante intervista al Corriere dello Sport. Il terzino italiano, ora in forza all’Atletico Madrid, fortunatamente sta bene, ma sta aspettando da due settimane ormai l’esito negativo del tampone. In questa quarantena forzata è tornata nella sua amata Firenze, e questo ritorno a casa ovviamente porta con se vecchi ricordi; ricordi vividi, dai toni accesi giustificati dal profondo legame che la lega a questa città che l’ha potuta coccolare per 23 anni.

Quali motivazioni ti hanno spinto verso l’Atletico Madrid?

“E’ stata una scelta di vita, né economica né calcistica. E’ successo in un momento difficile, volevo mettermi alla prova. Non ne ho parlato con nessuno, la decisione era mia e non volevo consigli. Prima mi criticavano perché restare a Firenze era una scelta di comodo, poi mi hanno criticato perché sono andata via. Non va mai bene”.

Suo padre è sempre pronto a seguirla. Che rapporto avete e come ha preso la sua decisione di lasciare Firenze?

“Volevo fare bene nella mia città e senza mio papà, che ha fatto l’impossibile per permettermi di restare a Firenze e fare la calciatrice, non ci sarei riuscita. E’ stato contento della mia decisione, non mi ha frenato. Avevo bisogno di fare la calciatrice e basta, non occuparmi di altro che di allenarmi. Mentre nel Firenze e poi nella Fiorentina ero la capitana, la più “vecchia”, la squadra era d’altra parte una cosa mia e non potevo fare solo la calciatrice, mi occupavo di tante cose fuori del campo, trasferte, ristoranti…”.

Ha sentito la differenza il mondo del professionismo in Spagna?

Sì, in Italia ero solo trattata da professionista. E non è una questione di soldi, ma di diritti. Infatti non è che in Spagna gli stipendi siano come quelli degli uomini, tutto il resto però è uguale. La parità di stipendi non esiste da nessuna parte, è impensabile. Purtroppo in Italia siamo ancora distanti da ogni tipo di parità. Il professionismo da noi doveva iniziare il suo processo definitivo a gennaio 2021. Spero che non si fermi tutto”.

Come si trova all’Atletico Madrid?

“Mi piace. E’ un club ben organizzato e ha un bellissimo centro sportivo. Il campionato spagnolo è competitivo, non ci sono partite facili. Mentre in Italia il divario in classifica tra le prime e le altre c’è ed è alto”.

Ed in Spagna?

“Mi piace vivere in Spagna. Non siamo proprio a Madrid, ma in un paese vicino. C’è tutto e non abbiamo bisogno di andare a Madrid, dove peraltro non si può né entrare né uscire per via del coronavirus, se non per motivi validi. E in assoluto per l’emergenza non ci si muove. Sto studiando spagnolo, è una lingua facile da capire e inizio a parlarla. Certo, speravo in un inizio migliore in realtà. Ho subito due infortuni. Ho giocato una partita di Champions, fatto un recupero lampo, ma abbiamo avuto un sacco di problemi, come sette positive. Tutti in quarantena. E quando stavo meglio, ecco il covid!”.

Cosa vede nel suo futuro?

“La Fiorentina, con cui spero sia solo un arrivederci. Questo ci siamo detti. Io voglio tornarci, in qualsiasi veste, il mio futuro lo vedo qui”.

Intervista tratta dal corriere dello sport.

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